“Lezioni boliviane”. Riflessioni di Marco Consolo sul voto amministrativo in Bolivia

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Riportiamo qui una puntuale analisi di Marco Consolo sulla situazione in Bolivia dopo le elezioni amministrative di aprile-maggio. L’intervento è apparso sul numero del 14/5/2015 di Controlacrisi.

Con il ballottaggio di domenica 3 maggio, in Bolivia si è concluso il processo delle elezioni amministrative iniziato lo scorso 29 marzo. Le elezioni, che hanno coinvolto circa 6 milioni di persone, rinnovavano le cariche dei 9 dipartimenti (regioni) e dei 339 comuni. Il partito Movimento al Socialismo- Strumento Politico della Sovranità del Popolo, (più conosciuto come MAS) del presidente Evo Morales, è stato ratificato come la principale forza politica del Paese, ma ha subito alcune sconfitte importanti. Ha ottenuto poco più del 50 % del totale dei voti, anche grazie alla frammentazione delle forze di opposizione. Un salto all’indietro, se li si compara con i risultati di appena cinque mesi fa, quando, per la terza volta, con il 62 % dei consensi, Evo Morales è stato rieletto Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia.

Il MAS ha vinto in 6 dipartimenti (Pando, Oruro, Potosí, Cochabamba, Chuquisaca e Beni), ha perso in 3 (La Paz, Tarija e Santa Cruz). Ha vinto inoltre in circa 228 comuni.

Ma il dato politico significativo (e che fa più male), è stata la sconfitta nel Dipartimento e nel Comune di La Paz, capitale e sede del governo, oltre a quella nel comune di El Alto, confinante con La Paz e roccaforte storica del MAS e delle dure lotte sociali che lo hanno portato al governo.
In altri termini, nel Dipartimento di La Paz, il Movimento al Socialismo (MAS) ha subito una triplice sconfitta: ha perso El Alto, dove ha vinto il candidato di Unità Nazionale (UN) Soledad Chapetón; ha perso il governatore di La Paz, contro Félix Patzi di Soberanía y Libertad (Sol.bo), (un movimento con pochi mesi di vita) ed anche la capitale, in cui è stato riconfermato con un ampio margine il sindaco Luis Revilla, ex alleato del MAS, che si è presentato con Sol.bo.
Tra le città simbolo, dove brucia la sconfitta del MAS, c’è anche Cochabamba, teatro negli anni scorsi della cosiddetta “guerra dell’acqua”, contro la privatizzazione del liquido vitale.

Nella loro crudezza, i numeri dicono che il MAS ha subito un serio retrocesso nelle principali città della Bolivia, specialmente nel cosiddetto “asse troncale”, dove si concentra la maggior parte degli elettori. Infatti, nelle mani dell’opposizione rimangono otto dei 10 sindaci delle grandi città: La Paz, El Alto, Santa Cruz, Cochabamba, Oruro, Trinidad, Tarija e Cobija, mentre il MAS vince a Sucre e Potosi.

La debolezza dei dirigenti locali

“Nelle città, le elezioni comunali sono sempre difficili,non abbiamo molta leadership come movimento politico. Nelle elezioni comunali, ciò che conta non è tanto la visione del programma, i principi, ma più un programma locale e l’individuo. E forse in alcune città ci sentiamo ancora un po’ emarginati come movimento popolare”, ha detto a caldo Evo Morales.

Il Presidente ha accusato il colpo e ha detto, in maniera autocritica e senza mezzi termini: “Dove abbiamo perso è colpa dei sindaci del MAS, hanno fatto una cattiva gestione, è un voto contro la corruzione, così lo percepisco (…). Certo fa male perdere La Paz. Ci sono state forti accuse di corruzione. Se questo è vero,e se c’è stato un voto castigo, mi congratulo con la popolazione paceña”.
L’autocritica di Evo Morales è un tentativo importante di recuperare uno spazio politico di trasformazione, appannato da questo risultato. Quello di Evo è un governo che ha ancora la possibilità di non seguire la strada dell’immobilismo di altri “governi progressisti” della regione.

Ma le sole “colpe dei sindaci” non sembrano essere motivo sufficiente per spiegare questa battuta d’arresto elettorale del MAS.

I risultati sembrano avere a che vedere più con l’incapacità di formare dirigenti locali, con alleanze sbagliate, con l’apertura a personaggi equivoci ed opportunisti saltati sul carro del vincitore, con battaglie interne e cambi di linea del MAS, più che con una strategia premeditata, razionale e coordinata delle diverse forze dell’opposizione nelle regioni.

A che mi riferisco ? Cerco di spiegarmi con qualche esempio concreto.

La triplice sconfitta nel dipartimento di La Paz

Colpisce che a El Alto a vincere sia un partito del centro-destra classico, la UN (UnidadNacional), in una città in mano al MAS dal 2002. Anche se diversi analisti sostengono che più che votare il partito, gli alteños abbiano votato la candidata Soledad Chapetón, una giovane con un’immagine di trasparenza e freschezza in grado di sedurre l’elettorato.

Una candidata contrapposta a quello del MAS, marcato da una gestione inefficiente e da serie e gravi accuse di corruzione, che però il MAS ha voluto a tutti i costi ripresentare ignorando le critiche della propria base. In questo caso, più che di infiltrazione opportunista dal di fuori, si tratta quindi di corruzione, interna alla gestione del governo locale.

Il governatorato di La Paz, oggi è in mano a Félix Patzi, un “ex-masista” con aspirazioni presidenziali, che stravince con piu del 50%, distanziando di più di 20 punti la candidata del MAS.

Nel lontano 2010, Patzi era stato eletto governatore con il MAS che però non lo ha più ricandidato dopo che era stato arrestato dalla polizia per guida in stato di ubriachezza. Oggi Patzi riesce a vincere con un discorso di inclusione che recupera parte del simbolismo che molti nel MAS hanno lasciato alle spalle: “Bisogna lavorare con le organizzazioni sociali, con i comitati civici, con gli imprenditori, con tutti gli attori…”. Un simbolismo che, insieme all’ideologia, aveva fatto la differenza negli anni passati, quando si era saputo amalgamare la sinistra marxista tradizionale con la forza del movimento dei popoli originari e il suo bagaglio di saperi collettivi.

L’arrembaggio sul carro dei vincitori

Ma chissà il dato più preoccupante è quello dell’arrembaggio degli opportunisti saltati sul carro del MAS, grazie all’atteggiamento di “apertura”, di “ampiezza”, di “inclusione” verso settori che provengono direttamente dalla destra e che in alcuni territori controllano le dinamiche locali.

E’ il caso di Tarija, dove Melciades Peñaloza, un imprenditore di lunga militanza di opposizione, si è trasformato prima in senatore del MAS e poi nel responsabile di fatto della campagna “masista”, sostenendo una candidatura a governatore di un altro riciclato dell’opposizione. Come si potrà immaginare, una demotivata base del MAS ha voltato le spalle ai candidati imposti dall’alto, con il risultato della vittoria di un esponente dell’estrema destra, Adrián Oliva, di Unidad Departamental Autonomista (UD-A).

Le critiche dei settori interni più radicali si concentrano sulla mancanza di principi dei “pragmatici e opportunisti” all’interno del MAS,che sarebbero i responsabili del retrocesso rispetto ai risultatidello scorso Ottobre, in cui si erano già manifestati segnali preoccupanti come la perdita di consensi a La Paz. Secondo quei settori critici, in nome del “pragmatismo” e della necessità di riconquistare il voto della “classe media”, si sono aperte le porte a figure dell’opposizione già sconfitte, ridandogli fiato e potere nelle file del MAS.

Santa Cruz: capitalismo andino o socialismo comunitario ?

Nel caso di Santa Cruz, storico bastione delle opposizioni, ed una delle regioni economicamente più ricche e dinamiche, il modello “post-neoliberale” del governo del MAS, lungi dall’intaccare la base materiale del potere economico del blocco cruceño della classe dominante, al contrario lo ha paradossalmente rafforzato. Secondo dati recenti dell’Istituto Boliviano del Commercio Estero (IBCE), Santa Cruz è la regione produttrice di alimenti per eccellenza, con circa il 68% del suo territorio utilizzato a questo scopo. Genera il 76% della produzione agricola e di allevamento, il 70% degli alimenti consumati in Bolivia, e il 74% del valore delle esportazioni agricole.
E’ così che molti imprenditori (non certo simpatizzanti del MAS) hanno dichiarato più volte di star facendo “più soldi che mai”. In altri termini, la sconfitta politica degli anni passati non ha significato la perdita della base materiale del potere. Ciò gli ha permesso di continuare a fare buoni affari e di mantenere egemonia, ironicamente attraverso successivi accordi con il governo centrale del MAS, che aveva ottenuto la maggioranza assoluta nelle elezioni nazionali.

Questo “blocco sociale” ha saputo mantenere il territorio come enclave di resistenza politica, arrivando a patti con il governo centrale, incapace di disputarne l’egemonia a livello locale. Un modello di sopravvivenza non certo nuovo, che ripercorre quello del 1952, con lo schema “adattarsi per non morire”.

Il pragmatismo del MAS nell’avvicinamento del Governo agli imprenditori cruceños con l’invito a “fare affari e non politica” ed una certa svolta moderata nelle elezioni nazionali del 2014, fanno così arrivare al pettine alcuni nodi politici.

Uno di questi si deve al miraggio della “ vittoria elettorale” a Santa Cruz nell’Ottobre 2014 e la tesi del Vice-Presidente Álvaro García Linera sulla “irradiazione territoriale dell’egemonia”, come base dell’espansione del MAS verso quelle zone. Ma, in questo caso, quella tesi sembra scontrarsi con un riposizionamento del “blocco sociale di potere”, la cui egemonia ha forse mutato forma, ma nella sostanza pare mantenersi intatta.

Il crescente protagonismo elettorale dei popoli originari

Le elezioni hanno dimostrato, ancora una volta, il forte protagonismo, anche elettorale, dei popoli originari nella politica boliviana da quando Morales è salito al governo un decennio fa, come primo presidente e loro rappresentante. Ora gli “indigeni” si presentano non solo con il MAS di Evo Morales, ma anche con le forze dell’opposizione che, così facendo, migliorano i propri risultati. E’ di origine aymara Soledad Chapetòn, appena eletta sindaca di El Alto, così come Felix Patzi, oggi governatore di La Paz e molti altri rappresentanti dell’opposizione. E’ una tendenza in crescita, apparentemente irreversibile e che darà filo da torcere al governo di Evo.

Non è certo un caso che, negli anni passati, la missione diplomatica statunitense abbia avuto come priorità la “tematica indigena”, cercando di utilizzare a proprio favore alcuni errori commessi dal governo. La USAID (United States Agency for International Development), poi espulsa dal governo del “Palacio Quemado” è stata in prima fila nella cospirazione e nel tentativo di cooptazione di diversi dirigenti “indigeni”.

Si consolida l’opposizione ?

Se non si vuole nascondere la testa nella sabbia, bisogna ammettere che l’opposizione ha avuto una parziale rivincita dopo la cocente sconfitta dello scorso Ottobre, solo pochi mesi dopo che Morales aveva vinto il suo terzo mandato con quasi il 62 % dei voti.

Con queste elezioni, si consolidano tre forze dell’opposizione: i “Democratici”, forti nella regione orientale, regione di classe media e di scarsa popolazione originaria; in Occidente “Unità Nazionale”, guidata dall’imprenditore Samuel Doria Medina, al secondo posto nelle elezioni dello scorso Ottobre; e la nuova formazione “Sovranità e libertà” (Sol.bo.), a cui appartiene il sindaco di La Paz, Luis Revilla, e Félix Patzi.

Allo stesso tempo, però, è vero che per il momento non c’è da parte di queste tre forze una capacità di unificazione o quanto meno di azione unitaria, nonostante gli sforzi dell’ambasciata statunitense.

E il MAS ?

Per quanto riguarda il MAS-IPSP, si conferma la sua centralità politica, anche tenendo da conto i risultati nella cosiddetta “mezza luna”, la zona più ricca del Paese. Nel caso di Pando, ha avuto il candidato più votato a livello nazionale, con il 66%. E anche a Riberalta, la città più popolosa del Beni, il MAS ha ottenuto una vittoria importante. In altri termini sembra di assistere a una riconfigurazione politica della cosiddetta “mezza luna”, al centro dell’azionare golpista nel recente passato e dove si confermano i progressi ottenuti da Morales nello scorso Ottobre.Più in generale, si è parlato di un risultato elettorale “normale”, dato che “le amministrative non riflettono il quadro nazionale”. Si è detto anche che questo risultato non scalfisce di un millimetro la forza nazionale del MAS che rimane intatta. Tutto vero, ma solo in parte.

Non c’è dubbio che il MAS per il momento sia l’unica organizzazione con forza in tutto il territorio nazionale, ma che sia rimasta intatta non pare così vero: le dispute interne sulle candidature locali hanno prodotto divisioni a causa della scelta di candidati sbagliati, senza consenso e quindi perdenti.
Sembra evidente che siamo di fronte a una scarsità di dirigenti regionali e territoriali di peso da parte del MAS,che ha difficoltà nel fare emergere figure che godano di un ampio consenso. Così come è vero che, per il momento, a livello nazionale Evo Morales non ha rivali. Per questo, l’attuale Presidente ha recentemente fatto appello alla necessità di formare dirigenti locali con proiezione nazionale, anche in vista delle prossime elezioni politiche del 2019.

In ogni caso, le amministrative hanno messo in luce diversi errori del processo di cambiamento che ha davanti a sé un bivio: o si fa pulizia in casa, si ordinano le priorità e si reinventa la maniera di fare politica, ascoltando la propria base ed i movimenti sociali, o prima o poi si pagherà il prezzo della sconfitta.

La riserva morale è ancora rappresentata dai movimenti e dalle organizzazioni sociali. Il sale della democrazia è la capacità di costruire egemonia sapendo mantenere il dissenso, facendo autocritica di fronte agli errori, attraverso l’apprendimento continuo, la costruzione collettiva dal basso, il “comandare obbedendo” zapatista.

Non c’è dubbio che il popolo ha una buona memoria, passa la fattura per gli errori commessi e questa volta ha parlato chiaro. La massima morale citata spesso da Evo “ama sua, ama llulla, ama k’ella” (non essere ladro, non essere bugiardo, non essere pigro !) , è una bussola di riferimento vigente e valida per tutti.

Il Movimento Al Socialismo ha davanti a sé due sfide parallele: da una parte cercare di rafforzarsi nelle regioni in cui ha perso le elezioni. Dall’altra, gestire in modo efficiente e partecipato le amministrazioni in cui i candidati del MAS hanno prevalso. Se è vero che il MAS non ha stravinto (come nell’Ottobre 2014), neanche l’opposizione ha avuto un risultato storico, a differenza di quanto sostengono i media conservatori mainstream del continente, secondo i quali “il processo di cambiamento è arrivato al capolinea”. Nella nuova mappa politica regionale, il MAS rimane, chiaramente, la prima forza politica del Paese.

Il messaggio principale di questa tornata elettorale è la necessità di ri-orientare il processo di cambiamento recuperandone le origini, quelle che ne hanno fatto un esempio sia in America Latina, che nel mondo intero. Un esempio che oggi mostra incrinature, ed errori che non possono ripetersi. C’è bisogno di un’umiltà che ancora fatica a farsi strada.

Fortunatamente le parole autocritiche del Presidente Evo Morales sono un buon viatico ed una chiara bussola di riferimento. Saranno sufficienti a cambiare rotta ?

Controlacrisi, 14/5/15

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