Archive for migranti

Il Laboratorio sociale “la città di sotto” invitato al primo incontro del Consiglio dei Tamil in Italia.

// aprile 30th, 2010 // 1 Comment » // Laboratorio sociale, archivio, azione, culture, migranti

Comitato elettorale dei tamil in Italia – italyelection@gmail.com – www.elezionitamil.it

22/04/2010

Oggetto: Invito all’incontro del Consiglio dei Tamil in Italia.

Abbiamo il piacere di invitarvi Domenica 2 Maggio 2010 a Reggio Emilia, in occasione del primo incontro ufficiale del neoletto Consiglio dei Tamil in Italia. Oltre ai membri del consiglio saranno presenti i candidati non eletti, i membri delle associazioni tamil e i volontari che han reso possibile la realizzazione delle elezioni del 21 Marzo 2010.

L’incontro si terrà presso la sala in Via Ghiarda 5 (frazione Rivalta) Reggio Emilia, inizierà alle ore 10.00 e si concluderà nel primo pomeriggio dopo il pranzo a base di piatti tradizionali tamil.

Saremmo lieti della vostra partecipazione, auspicandoci che questo incontro possa rafforzare i rapporti di amicizia e di collaborazione che si son creati durante l’organizzazione delle elezioni.

I nostri più calorosi saluti.

Comitato elettorale dei tamil in Italia

La diaspora Tamil vince la prova della democrazia e indica la strada della partecipazione collettiva della comunità

// marzo 22nd, 2010 // No Comments » // Laboratorio sociale, archivio, azione, culture, migranti

Domenica 21 in tutt’Italia, come è già accaduto e in seguito accadrà in tutto il mondo, la diaspora Tamil ha eletto i propri rappresentanti regionale e nazionali e indetto un un referendum sull’autodeterminazione del popolo Tamil in Sri Lanka (vedi http://www.elezionitamil.it/).

Una straordinaria prova di democrazia, la caparbia volontà di essere protagonisti della propria storia anche lontani dalla terra d’origine. 

Questa è la manifestazione della volontà di dialogo del popolo Tamil con il mondo, è la dimostrazione della natura democratica. libera e pluralista della politica dei Tamil a tutte le latitudini. 

Il risultato referendario dimostra che la volontà della diaspora Tamil coincide con quella della lotta del popolo Tamil in Sri Lanka e che qualsiasi accusa di terrorismo è falsa e fuorviante, frutto della miopia dei governi occidentali che non vogliono vedere il massacro in corso in quel paese ad opera dell’esercito governativo.

Nel biellese la comunità Tamil ha costruito il suo percorso democratico con l’aiuto del Laboratorio sociale “la città di sotto che ha garantito la correttezza dell’evento elettorale.

Ringraziamo Apertamente per l’aiuto che ci ha fornito, ma soprattutto ringraziamo la comunità Tamil per l’opportunità che ci ha dato di “scoprire” che la democrazia rappresentativa ha ancora un valore, soprattutto per coloro che credono nella partecipazione colletiva alle sorti della propria comunità.

marco  sansoè  e  renato “tusci” rovere

La diaspora Tamil mette in moto la democrazia.

// marzo 15th, 2010 // No Comments » // Laboratorio sociale, archivio, azione, culture, migranti

La diaspora Tamil nel mondo mette in moto la democrazia.

Dopo la dura repressione subita dal popolo Tamil in Sri Lanka: le stragi e  l’internamento, le comunità Tamil di tutto il mondo vogliono democraticamente eleggere http://www.elezionitamil.it/  i propri rappresentanti all’estero e promuovere un referendum sull’autodeterminazione.

In Italia le elezioni e il referendum si svolgeranno domenica 21.

La comunità biellese, per lo più residente a Trivero, la più grande del Piemonte, ha istituito l’unico seggio regionale presso la Biblioteca comunale di Trivero.

Dalle 9,30 alle 19.00 si svolgeranno le elezioni dei rappresentanti territoriale e regionale e il referendum sull’autodeterminazione del popolo Tamil, nel nord-est dello Sri Lanka.

Il Laboratorio sociale “la città di sotto”, su richiesta della comunità Tamil, sarà garante della regolarità della giornata elettorale.

Per il popolo Tamil

// marzo 11th, 2010 // No Comments » // Laboratorio sociale, archivio, azione, culture, migranti

Per il popolo Tamil

Per il popolo Tamil

La Comunità Tamil biellese e La città di sotto.

// marzo 3rd, 2010 // No Comments » // Laboratorio sociale, archivio, azione, culture, migranti, news

Vi aggiorno sull’iniziativa della comunità Tamil biellese.
Come sapete si è rivolta al Laboratorio sociale “la città di sotto”, per chiederci di svolgere il ruolo di “garanti” nell’elezione dei rappresentanti interni alla comunità. Elezioni che si svolgeranno in tutto il paese (e anche nel resto del mondo). 
Inoltre vorrebbero, contemporaneamente, indire un referendum sull’autodeterminazione del popolo Tamil !
Il nostro ruolo dovrà essere quello di “garantire la correttezza delle elezioni e del referendum” senza interferire nelle scelte e nel risultato.
Sono cambiati i tempi, allo stato attuale e tappe sono le seguenti:
- incontro della comunità con la popolazione per raccontare chi sono e cosa vogliono (mostra, video, festa), sabato 13 marzo (a partire dalle 17) presso la sede dell’ARCI
- elezioni e referendum domenica 21 marzo (con la nostra presenza di garanzia) presso la sede della loro comunità a Trivero. (i tempi sono comunque ancora incerti)
 
Chiunque fosse disponibile a darci una mano ce lo faccia sapere… 
Potete rivolgervi a Marco: olivierosso@alice.it e 015 407095; a Tusci: 2rtusci@gmail.it e 3386960222; oppure a Matteo e Francesca presso il bar “Due galli”, in via Vescovado 11, Biella.
Vi terrò aggiornati, grazie per quello che potrete fare.
  
 

1° marzo 2010: mobilitazione dei lavoratori immigrati.

// febbraio 25th, 2010 // No Comments » // lavori&precarietà, migranti, uscire dalla politica

1° marzo 2010

mobilitazione dei lavoratori immigrati

No al razzismo, No allo sfruttamento 

  • In Francia e in Italia è stata promossa per il 1° marzo 2010 una giornata di mobilitazione contro lo sfruttamento del lavoro e le condizioni di discriminazione che sopportano i lavoratori e le lavoratrici immigrati/e.
  • Il recente “decreto sicurezza” del governo Berlusconi sanziona la persona immigrata indocumentata con il reato penale di “clandestinità”, che si aggiunge alla legge Bossi/Fini che colpisce il lavoratore immigrato che, quando perde il lavoro, dopo sei mesi perde anche il permesso di soggiorno: doppiamente discriminato e sfruttato.
  • Inoltre il lavoratore immigrato è facile vittima del lavoro nero e irregolare, viene discriminato dall’assenza di servizi che gli sono per lo più preclusi. 
  • Il sistema economico capitalista sta attraversando una crisi economica strutturale, che fa ricadere su lavoratori/trici, in particolare immigrati/e, le privatizzazioni dei servizi pubblici, i tagli ai servizi sociali,  il lavoro precario e irregolare, la cassa integrazione, i licenziamenti.  

Lavoratori e lavoratrici immigrati e italiani uniti

 nella lotta per la difesa e la conquista dei diritti.

 1° marzo 2010

La comunità Tamil incontra il Laboratorio sociale “la città di sotto”

// febbraio 11th, 2010 // No Comments » // Laboratorio sociale, archivio, culture, globalizzazione, migranti, terra !

Care tutte e cari tutti,
                                             la comunità Tamil del biellese (che ha sede a Trivero) si è rivolta al Laboratorio sociale “La città di sotto”, per chiederci di essere garanti di una iniziativa nazionale…
Dopo ciò che è accaduto in Sri Lanka intendono darsi una struttura organizzata in tutti i paesi della diaspora, anche qui in Italia, eleggendo comitati locali, regionali e nazionali.  Vere e proprie elezioni che coinvolgerebbero tutta la comunità.  Trivero diventerebbe la “sede elettorale” per tutto il Piemonte settentrionale (BI, VC, NO, VBC).
Inoltre vorrebbero, contemporaneamente, indire un referendum sull’autodeterminazione del popolo Tamil, per dare un segno che li faccia uscire dalla trappola del governo dello Sri Lanka che li ha bollati come terroristi negando loro qualsiasi diritto!
 
Loro hanno bisogno di una “associazione di garanzia”, che garantisca la correttezza delle elezioni e del referendum senza interferire nelle scelte e nel risultato.
E’ un impegno serio e gravoso e abbiamo bisogno d’aiuto.
 
Le tappe sono le seguenti:
- incontro della comunità con la popolazione per spiegare chi sono e cosa vogliono (mostra, musica e festa), sabato 27 febbraio presso la Casa dei popoli (Caritas), interamente gestito da loro;
- elezioni e referendum domenica 14 marzo, con la nostra presenza di garanzia.
Chiunque fosse disponibile a darci una mano me lo faccia sapere… 
 
Potete rivolgervi a Marco: olivierosso@alice.it   ;  a Tusci: 2rtusci@gmail.it oppure al bar “Due galli”, in via Vescovado 11, Biella.
Grazie per tutto quello che potrete fare.
 
ciaociao
marco

Onorare gli immigrati. di P. Amato, G. Borrelli, G. Di Marco, B. Moroncini, M. Zanardi

// gennaio 30th, 2010 // No Comments » // migranti, uscire dalla politica

Onorare gli immigrati.   Filosofia Democrazia Razzismo

di Pierandrea Amato, Gianfranco Borrelli, Giuseppe Di Marco, Bruno Moroncini, Maurizio Zanardi

 

La rivolta di Rosarno e la risposta data dal governo portano alla luce, una luce cruda e violenta, una realtà con cui conviviamo da tempo in Italia, ma che ci rifiutiamo di guardare e affrontare democraticamente. Democrazia è oggi una parola logora, ridotta al computo dei risultati elettorali o dei sondaggi, indebolita al punto tale da esistere quasi solo come un rito elettorale in cui non si sceglie nulla, se non di non di essere contati per non contare quasi nulla. Ma proprio la lotta per l’emancipazione degli immigrati può  ridare un senso profondo e un avvenire non miserabile alla cosa che chiamiamo “democrazia”. Forse, proprio gli immigrati, quelli che non contano nulla, che non sono contati da nessun risultato elettorale, e quindi non fanno parte del “gioco” democratico, possono ricordarci e già ci ricordano con la loro ribellione di fronte all’intollerabile che cosa può significare democrazia.

La nuova schiavitù e il razzismo di Stato – ben più micidiale del già micidiale razzismo “privato”, che giunge ormai ad armarsi – sono nudi di fronte a noi. Non solo: è evidente che sugli immigrati si esercita, senza nessun freno, nessuna maschera, in tutta la sua brutalità, una politica che in realtà vale, nascosta da qualche ipocrisia in più, per tutti quei soggetti che non si rassegnano ad accettare dominio e ingiustizia. Su chi viene considerato non-uomo, e quindi indegno di ottenere anche solo uno straccio di motivazione per i provvedimenti che si prendono nei suoi confronti, quella politica appare in tutta la sua verità. La celerità degli sgomberi e delle espulsioni dei “neri” è la risposta al fatto, inaccettabile non solo per chi ci governa ma per gran parte delle forze politiche della cosiddetta opposizione, che gli schiavi hanno osato reagire e ribellarsi alle violenze subite quotidianamente. In verità, c’è da meravigliarsi che non lo abbiano fatto prima. C’è da meravigliarsi che non lo facciano ogni giorno. E se non ci si stupisce della loro capacità di sopportazione è perché li si considera naturalmente disposti a essere dominati e trattati come cose, anzi senza neanche il riguardo che si ha per le cose. Se manifestano la loro umanità di fronte all’inaccettabile, se decidono di “esistere” nei modi che consente loro una situazione di vita al limite della sopravvivenza, ecco alzarsi cori d’indignazione ed ecumenici ripudi della violenza da qualsiasi parte essa provenga. Ma mettere sullo stesso piano qualsiasi violenza non aiuta a capire nulla della realtà delle situazioni e finisce sempre per favorire la violenza degli sfruttatori o dei criminali, di chi esercita un dominio.

Che cosa ha fatto, in fondo, l’intervento dello stato se non realizzare i desideri della criminalità organizzata e degli sfruttatori: allontanare i neri che non obbedivano? Chiedere a chi è trattato come non-uomo – vessato da una violenza quotidiana al di là dell’immaginabile –  di agire con buona forma ed  “educazione”, non solo è un vero e proprio esercizio di idiozia piccolo-borghese, in cui si esercitano mediocri politici, giornalisti e opinionisti, ma anche la dimostrazione che si è disposti a sopportare solo gli immigrati deboli, che suscitano pietà, che dipendono da noi. Ma se solo quegli immigrati dimostrano forza, si presentano come soggetti che non attendono la nostra compassione, ecco l’accusa d’ingratitudine, ossia la colpa di “esistere”. Siamo in un tempo che non ama chi tenta di diventare un soggetto. Si amano le vittime, mute e disperate, remissive, così che si possa parlare al loro posto.

Dopo la strage di Castelvolturno non sì è forse avuto un moto di condanna nei confronti della dura contestazione degl’immigrati e non si è cercato di dimostrare che in fondo si trattava di un regolamento di conti interno alla criminalità, e cioè che quegli immigrati in qualche modo la morte se l’erano meritata? Altri immigrati verranno a sostituire quelli che ora sono stati espulsi – l’economia italiana ha bisogno dello sfruttamento del loro lavoro e delle loro miserabili paghe – ma dovranno sapere, è questo il senso dei provvedimenti adottati, che saranno guai se oseranno tentare di entrare nel mondo degli “uomini”. E ciò varrà non solo per i clandestini ma anche per quelli che hanno il permesso di soggiorno.

Del resto, nel nostro paese gli immigrati non sono colpevoli ancor prima di aver commesso un reato? Non pagano la pena per la colpa di esistere con le infinite prove cui sono sottoposti prima di accedere allo statuto di cittadini a tutti gli effetti? E l’indegna legge che li vuole colpevoli solo perché clandestini, non li ha già condannati ancora prima che abbiano commesso anche il minimo reato? Colpevoli dunque non per ciò che si fa, ma per ciò che si è.

Tutti i partiti italiani hanno tentato di lucrare in questi anni sul tema della paura e della sicurezza. Chi in modo più aggressivo; chi in modo più sfumato. Nessuno se n’è tirato fuori. Ma paura e sicurezza non sono principi politici. Sono, al contrario, principi con i quali la politica e la democrazia – nel senso machiavelliano di lotta del “popolo” contro i “grandi” – sono distrutte. Principi politici sono la libertà e l’uguaglianza.

Oggi bisogna chiedere e lottare per ciò che dal punto di vista politico è il minimo, ma quel minimo che nella nostra situazione sembra “impossibile” da ottenere. È stato un lucido pensatore conservatore come Max Weber a scrivere che la politica deve mirare all’impossibile e tenersi ferma a esso, senza cedere di un millimetro, aggiungiamo noi. L’impossibile nel nostro paese è la regolarizzazione dei lavoratori immigrati, la concessione del voto amministrativo e politico; la drastica diminuzione degli anni richiesti per ottenere la cittadinanza italiana. Ebbene, che si regolarizzino i lavoratori, si cancelli la legge che li condanna in quanto clandestini, si riducano gli anni necessari per ottenere la cittadinanza, si ammetta il voto politico e amministrativo, si separi la possibilità di uscire dal lavoro sommerso dal permesso di soggiorno. Insomma, vogliamo semplicemente il minimo: gli immigrati che vivono in Italia devono poter eleggere i propri rappresentanti politici. Non risolveranno certo in questo modo tutti i loro problemi, ma almeno costringeranno una parte del paese a fare i conti con le loro decisioni.

Nessuna forza politica che si dice democratica, osi ancor farlo se non assume, oggi, il compito di onorare i lavoratori immigrati. In ogni caso, a decidere di un ritorno della politica sarà, anche in Italia, una nuova alleanza e inedite forme organizzative tra immigrati e soggetti impegnati a lottare contro le nuove forme del dominio.

Hanno ammazzato “un negro di merda”.

// dicembre 5th, 2009 // No Comments » // Laboratorio sociale, archivio, migranti

Da 8 anni in Italia, a Biella, Ibrahim era nella tipica condizione di chi cerca lavoro e cambia lavori che restano precari.  Da qualche mese lavorava per un “artigiano edile”, affittava, per vivere, uno spazio di proprietà dell’imprenditore. 

Uno di quei padroni che gli osservatori economici considerano la spina dorsale del nostro apparato produttivo! Quelli che assumono in nero e sempre a termine, quelli nelle cui imprese lavorano prevalentemente migranti, quelli nelle cui imprese accadono molti incidente sul lavoro, quelli che evadono sempre le tasse, uno di quelli che spesso non rispetta i patti.

Uno di quelle figure economiche dell’Italia dell’oggi e del domani ha ucciso Ibrahim con nove coltellate e l’ha gettato in un fosso nelle risaie vercellesi, per nasconderlo e per dimenticarlo.

L’ha ucciso perché chiedeva di essere pagato. A lavoro terminato, non lo pagava da mesi, chiedeva ciò che gli spettava.  Ma il padrone è padrone e ha messo fine alle richieste insistenti del migrante senegalese.

Chissà se uccidendolo gli gridava “negro di merda!”.      L’artigiano forse, semplicemente, credeva che le sue esigenze venissero prima di quelle di Ibrahim, perché lui è italiano e anche il padrone.

Lui è certamente colpevole: ha confessato.  Ma ci sono molti altri complici, come chi  pensa che prima ci siano i diritti degli italiani o che le nostre origine siano certamente cristiane o chi dice che “questi”, prima di tutto, debbano adeguarsi alle nostre regole o chi ha introdotto il reato di clandestinità e ha istituito i CPT.  Tutti questi hanno aggiunto un po’ di forza a quelle coltellate e insieme l’hanno spinto nel fosso, per dimenticarlo, per cancellarlo!  Alla fine hanno solo ammazzato “un negro di merda”.

marco sansoè

PS: il Laboratorio sociale “la città di sotto” abbraccia Adam, il fratello di Ibrahim, un nostro amico.

Ho trovato una lettera sotto la porta.

// ottobre 16th, 2009 // No Comments » // migranti

Oggetto: ho trovato una lettera sotto la porta

Sono rientrato a casa dopo un lungo giro in bicicletta. Per terra, all’entrata, una busta, che qualcuno aveva infilato sotto la mia porta. Mi sono chinato col cuore in gola per raccogliere la busta in questi tempi di corvi svolazzanti, l’ho aperta con mani tremanti, ho sfilato il foglio che ci stava dentro e ho letto il messaggio – scritto in centoventisette lingue. Trascrivo qui la versione italiana, naturalmente.

 Essa dice così:

“Cari lombardi ed emiliani, bianchi cristiani ed ariani, forse è meglio parlarvi con chiarezza prima che accada l’irreparabile. Noi siamo cinque miliardi. Yoruba e pashtun, azeri e moldavi, tamoul e roma, banghal e dogon guarani e alawit. Insomma negri, ma tanti. E non smettiamo di crescere di numero mentre voi lombardi ed emiliani bianchi cristiani ed ariani tendete verso l’estinzione, quanto a numero forza e intelligenza.  

Abbiamo sentito il viso pallido che avete scelto come dittatore, dichiarare che l’Italia non è un paese multietnico. La stirpe italiana di pura razza ariana non deve contaminarsi? Spiace dovervelo dire, ma le vostre nonne e bisnonne hanno già concepito milioni di figli con saraceni libanesi e turchi. Ma non è questo il punto. In realtà quello che vi spaventa è l’idea di spartire la ricchezza che avete accumulato nei vostri forzieri e nei vostri frigoriferi con noi, che siamo cinque miliardi e abbiamo fame.

Negli ultimi cinquecento anni avete invaso le nostre terre, sequestrato i nostri figli per farli lavorare come schiavi nei campi di cotone o nelle fabbriche, avete bruciato le nostre capanne e violentato le nostre donne. Ci avete sfruttati rapinati e uccisi e sulla nostra miseria e morte avete costruito la vostra civiltà. Ma non vogliamo rinvangare il passato. Facciamo finta di niente. Parliamo di adesso.
Adesso le frontiere sono aperte per i vostri capitali, che vengono nei nostri paesi a farci lavorare duro per salari di fame, e in cambio a noi non resta niente perché il profitto va nelle vostre banche. Noi avevamo capito che le frontiere fossero aperte anche per gli esseri umani, invece ci arrestate appena arriviamo nella vostra terra, ci chiudete in campi di concentramento, addirittura ci respingete in mare, senza rispettare neppure le vostre leggi, e ci mandate a morire in qualche campo di sterminio.

Allora abbiamo deciso di scrivervi questa lettera.

Ci sono due possibilità a questo punto.

La prima è che facciamo uno sforzo di comprensione reciproca. Noi siamo disposti a venire nei vostri paesi per lavorare con le nostre braccia giovani dato che voi non siete più in grado neppure di reggervi in piedi. Siamo disposti a occuparci dei vostri vecchi che perdono la memoria e il senno in numero crescente. Siamo disposti a collaborare per rendere la convivenza più civile, siamo disposti a scambiarci esperienze e conoscenze, a imparare la vostra lingua se ci permettete di frequentare le vostre scuole, siamo disposti a rispettare le vostre regole se tengono conto del fatto che ci siamo noi, e che abbiamo gli stessi diritti che avete voi.

Ma se non riuscite a capirlo rapidamente, se insistete nel volerci sfruttare senza darci in cambio neppure un letto, un permesso di soggiorno, il diritto alla scuola e alle cure mediche, se continuate a comportarvi come dei nazisti, che è esattamente quel che sta facendo il vostro presidente del consiglio e quella banda di razzisti analfabeti che vanno in giro con le camicie verdi, se continuate a diffondere odio razzista ed ammazzare i nostri fratelli, allora le cose andranno a finire molto male. Finora siamo stati pazienti perché sappiamo che gli italiani sono poveracci che fino a qualche anno fa emigravano come noi, ma da qualche tempo vi siete montati la testa e credono tutti di essere diventati divi della TV, mentre non siete che foruncolosi miserabili coglioni terrorizzati perché sapete bene di essere solo i più poveri tra i ricchi, o forse i più ricchi tra noi poveri.

Se volete la guerra l’avrete, ma sappiate che noi siamo abituati a soffrire, a vivere in condizioni difficili, a tollerare il caldo e il freddo, a sopportare cose che nessuno di voi sa neppure immaginare. Se volete la guerra molti di noi moriranno, ma molti di noi stanno già morendo adesso. Voi non siete abituati a quello che potrà capitarvi, e non ci soffermiamo sui particolari.
Ritirate le vostre leggi razziste, aprite le vostre frontiere a chi è costretto a fuggire dai territori che il colonialismo ha devastato. Concedete agli stranieri che lavorano un permesso di soggiorno. E fate presto perché il vostro tempo sta per scadere..”

Sotto questo testo, che mi ha fatto un po’ paura, ci sono cinque miliardi di firme.

Non sto a trascriverle perché il tempo stringe.

 Franco Berardi “bifo”

maggio, 2009