Archive for letture&ascolti&visioni

…per non smettere di capire (anche in vacanza).

// agosto 10th, 2010 // No Comments » // culture, letture&ascolti&visioni

…nel mezzo dell’estate, con passione ma senza arroganza, mi permetto di raccomandare la lettura di un testo bello e importante: Elena Pulcini, La cura del mondo. BollatiBoringhieri. Euro25

La chiarezza e il rigore ci aiutano a capire le patologie delle relazioni sociali nella società contemporanea (globalizzata) e suggeriscono una via d’uscita personale e collettiva per prenderci cura del mondo (quindi di noi stessi). 
Utilissimo e necessario!
buona lettura
marco

La Cina è vicinissima! …un percorso di letture…

// giugno 29th, 2010 // No Comments » // Laboratorio sociale, culture, letture&ascolti&visioni

La maggior parte degli scritti recenti sulla Cina contemporanea sono di taglio giornalistico.  Frequenti sono le note di costume oppure il confronto tra il punto di vista occidentale e quello che si crede il punto di vista cinese.  Spesso questi testi sono condizionati dalla necessità di liberare il lettore dalla “paura della Cina” oppure intendono confermare che la Cina è pericolosa e quindi va ostacolato  qualsiasi confronto culturale e economico con la grande potenza emergente.   

Molto poco ci si dedica a capire la Cina contemporanea, un po’ per le difficoltà di reperimento delle fonti (ma oggi non regge come giustificazione) e un po’ perché gli studiosi seri della Cina non sono molti, anche se, evidentemente, in aumento!

Propongo un percorso che usa lo “sguardo dall’interno”,  è  una scelta  metodologica che, pur nella sua parzialità, riesce a darci più informazioni e farci “percepire” il clima culturale e politico.  Inoltre è uno sguardo che, quando è testimonianza di intellettuali stranieri (italiani), è sempre manifestazione di rispetto delle diversità e comprensione della varietà di cui la Cina è emblema. 

Quello che propongo è un piccolo percorso di letture (studio?), prevalentemente di testi scritti da cinesi e/o intellettuali d’oriente, insieme a testi di solidi studiosi italiani che da anni si dedicano, in vario modo, alla Cina e che oggi proseguono questa ricerca con altrettanto rigore e serietà. 

Non solo ricerche sociologiche ma inchieste, dibattiti e confronti su temi specifici e generali: uno spaccato multiforme e variegato come la cultura cinese.

Nell’indicare i testi voglio ricordare un intellettuale che molto ha fatto non solo perché la Cina ci apparisse più vicina: Oscar Marchisio, morto recentemente, infaticabile e acuto studioso e ricercatore, intellettuale militante (come si diceva una volta).

Comincerei da Il continente Cina. La mappa delle regioni, a cura di Oscar Marchisio, edizioni Socialmente,  2008, € 20.00.      Un testo fondamentale per capire la geografia umana della Cina: regione per regione le caratteristiche geografiche, culturali ed economiche ed anche le leggi che regolano gli investimenti nazionali e stranieri.

Sempre a cura di Oscar Marchisio, Cina & Capitalismo ovvero un matrimonio “quasi” riuscito. edizioni sapere 2000, 2006, € 24.90.  Il libro è diviso in due parti, la prima affronta i temi economico politici contemporanei alla luce di una rigorosa ricerca storica, la seconda affronta i temi culturali tra tradizione e innovazione; scrivono studiosi italiani e cinesi.

Tutti cinesi sono gli studiosi che compongono il volume Il miracolo cinese. Visto dall’interno.   Edizioni Punto Rosso, 2006, € 11.00.  Un libricino in cui si analizza la situazione cinese a partire dai fatti del 1989 di Tienanmen.  Lo sguardo è soprattutto politico e sociale, il pensiero è complesso come lo è il pensiero cinese, la traduzione a volte non aiuta e renderlo più chiaro.

Altro piccolo testo scritto da studiosi cinesi e malesi, La testa del drago. Lavoro cognitivo ed economia della conoscenza in Cina.  Edizioni ombre corte, 2010,  € 15.00.   Analizza la cultura e la società cinese investita dall’economia globale che ha vinto, nelle regioni sud orientali, sulle tradizioni e sullo stato-nazione socialista.

Aggiungerei un serie di brevi “reportage” che hanno un valore superiore, diventano testimonianze degli innumerevoli conflitti che attraversano o potrebbero attraversare la Cina contemporanea…  Scritto da una collaboratrice de il manifesto, Angela Pascucci, Talkin’ China, manifestolibri, 2008, € 14.00. Con una introduzione di Wang Hui, intellettuale cinese più rappresentativo di quella che in occidente viene chiamata la ”nuova sinistra cinese”.

Buona lettura, buona ricerca e parliamone insieme…

Non aver paura della “politica della paura”. Un libro…

// giugno 15th, 2010 // No Comments » // generi, letture&ascolti&visioni

Sentimenti dell’io globale

di Ida Dominijanni

Patologie dell’individuo contemporaneo fra ossessione dell’Io e ossessione del Noi, eccesso di informazioni e difetto di esperienza. «La cura del mondo» di Elena Pulcini per Bollati Boringhieri, una iniezione di vulnerabilità sulle pretese del soggetto sovrano.

Che la paura si presenti oggi come uno dei sentimenti più sintomatici dell’uomo globale è cosa nota: abbiamo paura di tutto e del contrario di tutto, degli attacchi terroristici e della guerra, dei cambiamenti climatici e delle epidemie, della morte e delle tecnologie che allungano la vita, dell’invasione dei migranti e della crescita zero degli occidentali, delle crisi finanziarie e delle banche centrali, della marea nera e di restare senza benzina. È altresì noto però che la paura è uno dei sentimenti su cui la politica fa leva, promettendo sicurezza e conquistando per questa via, più o meno meritatamente, coesione e consenso sociale. Ma qui le cose si complicano subito, perché non sempre la politica aziona questa leva allo stesso modo, e dal modo in cui la aziona dipendono in parte la sua qualità e la sua efficacia. Sì che se lo Stato moderno nasce precisamente sull’istanza di governare la paura, trasformandola da passione disordinante dello stato di natura in elemento ordinatore della società, quello che oggi abbiamo di fronte a noi – ma anche dentro di noi – è uno scenario in cui la politica, più che governare la paura, ne è governata: ne subisce le ondate paranoiche e risponde con ondate securitarie altrettanto paranoiche, che a loro volta non la riducono ma la alimentano, senza che ne derivi ordine bensì disordine. D’altra parte, chi a questi automatismi securitari giustamente si oppone, cade sistematicamente nell’automatismo opposto, che consiste nel sottovalutare o negare la paura sulla base di un ottimismo illuministico e di un dover-essere razionalistico che a loro volta non risolvono ma rimuovono il problema, aggravandolo. Uno dei molti meriti dell’ultimo libro di Elena Pulcini, La cura del mondo. Paura e responsabilità nell’età globale (Bollati Boringhieri, pp. 300, euro 25) consiste nello smontare entrambi gli automatismi, mettendo la paura al centro dell’analisi dell’antropologia politica contemporanea e invitandoci a guardarla come una risorsa emotiva dell’azione politica: «Con la paura bisogna fare i conti, evitando ogni operazione di rimozione o di ottimistica sottovalutazione, che avrebbe l’unico effetto di provocarne un oscuro e inconsapevole potenziamento. Conoscere, e soprattutto ri-conoscere la paura, costituisce non solo il primo passo per ammettere l’importanza determinante delle passioni nella motivazione degli uomini all’agire, ma anche la chance per scoprirne, insieme con la funzione cognitiva, l’irrinunciabile funzione produttiva e mobilitante. Disconoscerla significa al contrario inibire o alterare quel processo emotivo e cognitivo che prelude alla valutazione e all’azione, e che consente di far fronte alla minaccia attraverso risposte costruttive, adeguate al perseguimento del bene degli individui e della collettività».

L’operazione proposta dall’autrice è sorretta da una puntuale analitica della paura nel mondo globale, non priva di sorprese e spiazzamenti. La politica postmoderna della paura è diversa da quella moderna, infatti, anche perché diversa risulta, nei due scenari, la stessa configurazione della paura: a turbare le nostre esistenze non sono più paure circoscritte di incognite definite, bensì una gamma di paure indeterminate relative a rischi indeterminati, impersonali e remoti come quelli che abbiamo elencato all’inizio; e anche quando la fonte dell’ansia risiede nell’altro, questo altro non è più percepito come un simile minaccioso ma riconoscibile (l’homo homini lupus hobbesiano), bensì come un alieno sconosciuto e incontrollabile.

Si tratta dunque di uno stato di angoscia generico e endemico, che si trova davanti una politica impotente a fronteggiarlo e produce meccanismi di difesa regressivi: di diniego e autoinganno di fronte ai rischi globali (è più facile illudersi che il global warming sia un’invenzione che rassegnarsi a consumare meno per ridurlo), proiettivi e persecutori di fronte all’«invasione degli alieni» (è più facile fare degli immigrati un nemico pretestuoso che misurarsi con i problemi reali della convivenza multiculturale). Due diverse «patologie del sentire» – assenza di paura nel primo caso, eccesso nel secondo – che alludono entrambe a una incapacità di vivere davvero la paura, di sopportarla, di farsene mobilitare per reagire con misura ed efficacia al profilo effettivo di ciò che si percepisce come un pericolo o un rischio: una incapacità a sua volta sintomatica di una schizofrenia tipica della tarda modernità, quella «fra il conoscere e il sentire», tanto più diffusa quanto più cresce la mole di informazione di cui disponiamo. Ma se la diffusione delle paure nasconde questa sorta di generalizzata anestesia, la terapia non consiste tanto nel liberarsi dalla paura, quanto al contrario nell’imparare a sentirla e a farne esperienza.

Pulcini individua in questo «risveglio emotivo» della paura un passaggio cruciale per sbloccare le patologie del soggetto contemporaneo e trasformarne radicalmente lo statuto. Prima di vedere come, bisogna tornare sull’impianto generale del suo lavoro. Pur mettendo a fuoco il nesso fra paura e responsabilità, La cura del mondo è infatti un libro sul soggetto dell’era globale, che a differenza di molte altre pure illuminanti analisi della globalizzazione non si limita a enunciare la necessità di ripensare le trasformazioni dell’io all’interno delle trasformazioni del mondo contemporaneo ma affronta di petto questo compito, forte di una solida competenza (della stessa autrice un volume importante sull’individuo moderno, L’individuo senza passioni, Bollati Boringhieri 2001 e, con Mariapaola Fimiani e Vanna Gessa Kurotschka, Umano post-umano. Potere, sapere, etica nell’età globale, Editori riuniti 2004) e di una capacità rara di intrecciare lo sguardo filosofico, sociologico, psicoanalitico (e relative bibliografie). I capitoli centrali dedicati alla paura funzionano dunque da snodo fra la prima parte del libro, che decostruisce le patologie del soggetto postmoderno, e la terza, che in quelle stesse patologie individua le condizioni per l’emergere di una nuova forma della soggettività.
La figura dell’Io però non è scollata dalla cornice del mondo: al contrario, la riflette fedelmente. E le patologie dell’individuo contemporaneo riflettono fedelmente le trasformazioni della cornice. Se la globalizzzazione è contrassegnata da una costitutiva ambivalenza fra unità e molteplicità, universalizzazione e localizzazione, omologazione e fissazione identitaria, questa stessa ambivalenza si riproduce, argomenta Pulcini, sia nella struttura antropologica dell’individuo sia nelle forme del legame sociale: «individualismo illimitato» e «comunitarismo endogamico» sono le due patologie del soggetto che corrispondono a questa conformazione del globale (e che la postmodernità globale eredita peraltro largamente dalle aporie della modernità). Per un verso, «l’Io globale si configura come un Io apatico e vorace allo stesso tempo, insicuro e onnipotente, parassitario e acquisitivo; ma soprattutto caratterizzato da un sostanziale atomismo, che possiamo riconoscere nell’indifferenza dello spettatore, nel parassitismo del consumatore e nell’onnipotenza solipsistica dell’homo creator». Per l’altro verso, a compensazione di tanto individualismo emergono in questo stesso Io nuovi bisogni di confinamento, appartenenza, identificazione e, come abbiamo visto, immunizzazione in comunità più o meno protettive, esclusive, regressive. Ossessione dell’Io da una parte, ossessione del Noi dall’altra: tertium non datur?

Mosso da un pessimismo radicale sul futuro di una specie irresponsabilmente sorda ai rischi per la sua sopravvivenza provocati dalla sua stessa hybris, il ragionamento di Pulcini si apre tuttavia a un felice superamento di questa alternativa, inscrivendosi in quella prospettiva filosofica femminista che da tempo indica nel soggetto relazionale la fuoriuscita dalle secche dell’individualismo moderno e postmoderno: né l’ipertrofia dell’Io né l’ipertrofia del Noi, ma un io (minuscolo) consapevole di essere costitutivamente legato e interconnesso agli altri, simili e diversi, disposto alla contaminazione e alla costruzione di legami solidali. Si capisce a questo punto perché la paura giochi un ruolo chiave nell’accesso a questo statuto della soggettività: ascoltarla, senza né negarla illuministicamente né farsene immobilizzare, significa aprire le porte all’esperienza e al sentimento della vulnerabilità, che è a sua volta la porta d’accesso alla consapevolezza della nostra relazionalità costitutiva (Judith Butler e Adriana Cavarero sono su questo punto i riferimenti più vicini a Pulcini) e dell’obbligazione di ciascuno alla cura dell’altro e del mondo (Carol Gilligan, e, della stessa Pulcini, Il potere di unire. Femminile, desiderio, cura, Bollati Boringhieri 2003).

In questione, nel solco dell’offensiva culturale e filosofica che il miglior pensiero femminile conduce da anni, sono il soggetto sovrano e l’ossessione identitaria che dalla tradizione moderna trapassano, in forme appunto patologiche, nel presente post-moderno. Per Pulcini non si tratta tuttavia di pensare solo la relazione e il soggetto-in-relazione, bensì di aprire l’immaginazione politica al concepimento di una nuova «forma del mondo», cogliendo nelle stesse condizioni oggettive dell’età globale le premesse per il superamento delle sue patologie. Se è vero, com’è vero, che l’interconnessione tipica del mondo globale non è solo un dato economico o sociale o politico ma «ci pone definitivamente di fronte alla verità ontologica dell’essere-con, mettendo a nudo la costitutiva socialità dell’essere e costringendoci a pensare l’esistenza come il nudo “essere gli uni con gli altri”», da questo sintomo ontologico bisogna partire per concepire il mondo non come una somma di individualità irrelate o di comunità in lotta fra loro, bensì – alla Arendt – come spazio dell’in-fra e dell’essere in comune, o – alla Nancy – come comunità e partizione. Che altro non significa che dare finalmente una piegatura di senso a quel processo di globalizzazione che pretende di dispiegarsi sopra le nostre teste e le nostre passioni come un puro fatto.

il manifesto, 13/6/2010

10 libri per l’estate

// giugno 14th, 2010 // No Comments » // culture, letture&ascolti&visioni

  • Javier Marias,  Il tuo volto domani. 1. Febbre e lancia.  Einaudi        € 18,80            Ora che sono usciti tutti i tre volumi bisogna leggerlo. Questo è il primo!

 

  • Ibrahim al-Koni,  Pietra di sangue.   Jouvence     € 15,00.              Uno scrittore libico racconta una storia del deserto, una storia silenziosa.

 

  • Marco Marcassola,   Il ventisettesimo anno.  Minimum fax     € 8,00               Due racconti sul sopravvivere (scritti bene, molto bene).

 

  • Inoue Yasushi,   Ricordi di mia madre.    Adelphi      € 17,00                 Tempo e spazio si decompongono fino a diventare ostinato presente.

 

  • Eric-Emmanuel Schmitt,   Il visitatore.   Edizioni e/o       € 15,00                  Un opera teatrale sconvolgente: se Freud incontrasse Dio e…

 

  • Andrea Zanzotto,  Conglomerati.   Mondatori    € 14,00.     L’ultima raccolta del grande poeta italiano.

 

  • Giancarlo Majorino,  Viaggio nella presenza del tempo.    Mondadori        € 13,00       Uno straordinario poema: aperto, libero e incalzante, i nostri ultimi 40 anni!

 

  • S. Bellocci e M. Cini,   Lo spettro del capitale.   Codice edizioni      € 14,00                        Per una critica dell’economia della conoscenza.

 

  • AA.VV.,   La testa del drago.   Ombre corte   € 15,00          La Cina è ancora più vicina se vista dall’interno.

 

  • U. Mattei e L. Nader,      Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni globali.      Bruno Mondadori      € 22,00           Per una critica radicale del diritto internazionale.

Il lungo ’68 italiano che si chiude con il ’77.

// aprile 10th, 2010 // No Comments » // culture, letture&ascolti&visioni

Abbiamo letto un libro sugli anni ’70, ne abbiamo scritto perché ci sembrava diverso dagli altri, per il rigore del metodo e delle analisi e per la volontà di capire, superiore a quella di “raccontarsi”.                                                         

La recensione è apparsa sul numero 12 del bimensile  Alternative per il socialismo.

Alberto De Bernardi, Valerio Romitelli, Chiara Cretella (cura di).  Gli anni Settanta. Tra crisi mondiale e movimenti collettivi.   Archetipolibri, Bologna 2009, € 21,00

Le pubblicazioni relative alle vicende degli anni ’60 e ’70, sia che si tratti di ricostruzioni storiche, sia che diventino occasione di analisi politico sociali, incontrano due generi di “ostacoli”: o sono marcatamente legate a chi le scrive, all’esperienza biografica di chi ha vissuto quegli anni e quindi spesso assumono il carattere di un amarcord un po’ nostalgico e soggettivo, che nulla aggiunge a ciò che si sa già. Oppure sono una difesa celebrativa e/o “ideologica” con l’inevitabile risultato di non aprire nessuna significativa discussione, di non essere utile alla comprensione della storia dei movimenti e alla ripresa degli stessi.   

Il libro Gli anni Settanta. Tra crisi mondiale e movimenti collettivi A cura di Alberto De Bernardi, Valerio Romitelli, Chiara Cretella. Archetipolibri, Bologna 2009, € 21,00 è una di quelle produzioni che esce da questi schemi perché sceglie il rigore metodologico nella ricerca e nell’analisi, ma anche nella volontà di fornire interpretazioni utili per fare i conti con il recente passato e fornire strumenti per affrontare il presente.

Il volume raccoglie gli interventi di diversi studiosi messi insieme dall’iniziativa Ripensare gli anni Settanta, svoltasi il 27-29 settembre 2007 presso l’Università di Bologna e l’Istituto storico Parri Emilia-Romagna (con la collaborazioni di altre istituzioni locali).

Un lavoro collettivo che evita l’errore di isolare l’esperienza dal contesto storico e non crede all’idea della “autonomia dei movimenti” anzi, cosa insolita, colloca queste esperienza in un contesto internazionale letto non solo in chiave economica e politica ma anche culturale.

Nella prima parte gli interventi si muovono nel “quadro internazionale”: si mettono in evidenza gli aspetti economici e sociali, si indaga sugli strumenti della ricerca sociologica di quegli anni, analizza la crisi degli USA e del bipolarismo; anche la crisi di categorie quali “classe operaia” (l’intervento in francese meriterebbe una traduzione) e il concetto di “moderno” ci rivelano il legame forte con i movimenti della seconda parte degli anni ’70; mentre l’osservazione della Cina al termine della rivoluzione culturale, getta una luce interessante su di essi.

La seconda parte analizza il “quadro nazionale”, ciò che appare subito evidente è la ricchezza dei punti di osservazione: cultura popolare, media, cinema, narrativa, fumetti. Quelli furono anni di una ricca e diffusa produzione culturale e la cultura che li ha permeati è quella del “partire da sé”, come argomenta Anna Bravo nel suo stimolante saggio.

Anche in questi interventi viene ribadito il legame stretto tra movimenti e contesto economico e sociale, attraverso un’analisi rigorosa che, dal punto di vista metodologico, si sofferma sulla necessità di chiarire le categorie utilizzate. Romitelli, nel suo intervento, ci guida nell’individuazione di tre categorie: “sistema politico, lotta di classe e persona” e ci avverte che il prevalere di una sulle altre ci farebbe cambiare “il giudizio che si da su questo pezzo di storia”. La distanza tra quegli anni e quelle esperienze e la contemporaneità potrebbe essere colmata se si cercano “nuove ragioni di interesse storiografico”, che potrebbero fare uso di altre categorie quali: “vita intellettuale, questione nazionale e passioni politiche”, all’apparenza generiche, utili ad analizzare qualsiasi epoca, ma che Romitelli precisa nell’uso e nella funzione. Il piacere della lettura è notevole perché la scoperta è continua e l’originalità dell’approccio fa chiarezza e insieme apre prospettive nuove.

La terza e ultima parte è relativa al “quadro bolognese”. Il Settansette bolognese è un’esperienza significativa e viene raccontata con lo stesso rigore presente in tutti gli interventi del testo, senza lasciarsi andare a facili semplificazioni. Il movimento ’77 viene analizzato dal di dentro, a partire dal contesto, dal suo formarsi alle sue manifestazioni anche artistiche, individuando creatività, contraddizioni e criticità, sempre in relazioni con i diversi pezzi della società bolognese, anche illustrando la percezione che ne aveva la polizia, senza sottrarsi alla discussione sulla violenza. 

Le conclusioni, certamente provvisorie, di questo percorso vengono sintetizzate nell’introduzione di Romitelli che propone tre ipotesi. Ci pare convincente l’idea del “lungo ’68 quale storia singolare” di cui “il ’77 è da intendersi anzitutto e principalmente come chiusura”. In questo contesto condividiamo l’idea cha la lotta armata sia poi “tutta un’altra storia”.

Un lavoro collettivo che ci parla di una collettività in movimento, una di quelle occasioni in cui ti aspetti che il libro si concluda con alcune pagine bianche per potere “aggiungere” ulteriori osservazioni: prodotte da una esperienza condivisa e segnate dalla possibilità di dare vita ad una nuova stagione di movimenti, che saranno certamente diversi da questi.

marco sansoè

10 libri da leggere per l’autunno!

// ottobre 13th, 2009 // 1 Comment » // letture&ascolti&visioni

  • Sasha Sokolov,  La scuola degli sciocchi.  Salani Editore   € 14,00.     Il più bel romanzo uscito nel 2007, un capolavoro assoluto dimenticato da 30 anni!

 

  • Yoko Ogawa,   Una perfetta stanza di ospedale.   Adelphi   € 10,00.      Qualcuno dice che ha inventato la “scrittura-coltello”. Inquietante e straordinario!

 

  • Abd Al-Rahman Munif,  Gli alberi o l’assassinio di Marzùq. Glisso  € 14,50.             Il confronto tra due personaggi diversamente umani diventa lo specchio tormentato del mondo arabo.

 

  • Ascanio Celestini,   Lotta di classe.   Einaudi  € 18,50.     Racconti di vita, di una lotta quotidiana che è lotta di classe.

 

  • Pier Vittorio Tondelli,  Camere separate.   Bompiani  € 8,00.    Il più bel libro di Tondelli, padre della nuova narrativa italiana.

 

  • Mahmud Darwish,  Murale   epoche   € 15.00         Un poema sorprendente del più grande poeta palestinese e uno degli intellettuali arabi più importanti.

 

  • Nanni Balestrini,  Sconnessioni           € 15,00       Le ultime composizioni di Balestrini, parole e immagini che non lasciano scampo alla nostra intelligenza.

 

  • AA.VV.,   Ribellarsi è giusto.   Edizioni dell’Asino   € 14,00.      Un’antologia sulla disobbedienza: interventi militanti utili e necessari.

 

  • AA.VV.,   La lunga accumulazione originaria.  Ombre corte  € 18,00.     Un’analisi a più voci rigorosa e innovativa che apre nuove prospettive “militanti”.

 

  • Fumagalli e Mezzadra (a cura di),  Crisi dell’economia globale.   Ombre corte  € 20,00. Un analisi rigorosa “neo marxiana” che apre molti interrogativi “militanti”.